"Una bella festa della democrazia e della partecipazione quella di stamane a Monopoli: tantissimi movimenti, associazioni, sindaci e rappresentanti delle istituzioni compatti nel ribadire il proprio no alle trivellazioni in Adriatico, a confermare che le attività economiche prevalenti per il nostro territorio devono continuare ad essere collegate si al mare, ma per il turismo e la pesca. Un grande momento di affermazione della propria volontà e di essere protagonisti delle decisioni che riguardano non solo la Puglia di oggi ma anche quella che consegneremo alle generazioni future". Così Lorenzo Nicastro, Assessore regionale alla Qualità dell'Ambiente della Puglia, commenta la manifestazione di questa mattina a Monopoli. "Dobbiamo tuttavia rilevare che a questa aspirazione all'autodeterminazione dei territori il governo sembra non dare peso. Mentre la Puglia si oppone, non solo con la piazza ma anche con atti amministrativi, alle decisioni calate dall'alto, alla supremazia delle multinazionali sui nostri mari, alla morte scientificamente calcolata di attività turistiche e della pesca sull'Adriatico, si discute a livello nazionale di un decreto pericolosamente incline a passare sopra ai territori ed alle loro istanze. Vogliamo vederci chiaro: abbiamo accolto con favore, qualche giorno fa, le rassicurazioni del Ministro Clini sulla distanza minima delle trivellazioni dalle coste e dalle aree protette. Avevamo ritenuto un fatto positivo la dichiarazione secondo cui al centro degli obiettivi del governo ci fosse la tutela dell'ambiente. Eppure - prosegue Nicastro - apprendiamo dalla stampa nazionale pessime notizie. In particolare si discuterebbe di modifiche al decreto legislativo 152/2006 che rischierebbero un vuoto normativo pericoloso in una materia delicata come questa". "Chiederemo al Ministero di chiarirci ufficialmente i contenuti delle decisioni adottate dal Consiglio dei Ministri alla vigilia della nostra manifestazione contro le trivelle; chiederemo che il governo faccia luce sul rischio di dare la stura agli appetiti di mercati finanziari e multinazionali, sacrificando il nostro patrimonio naturale; chiederemo infine al governo se davvero ha intenzione di esautorare completamente i territori da queste decisioni dal momento che, sembrerebbe, nelle modifiche sarebbe persino sparito il riferimento al passaggio di 'sentire le regioni' nei procedimenti di autorizzazione su permessi di ricerca e di coltivazione. A seconda delle risposte che riceveremo - conclude Nicastro - apparirà chiaro l'obiettivo. Sia chiaro, noi continueremo ad usare tutti gli strumenti a nostra disposizione per far valere il nostro punto di vista".